Territorio & Borghi
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Territorio & Borghi
Esiste un tipo di borgo nel Salento che non appare sulle copertine delle riviste di viaggio, non ha code ai bar la mattina e non ha perso ancora quella qualità rara che i luoghi famosi sacrificano al turismo di massa: il senso di essere un posto vero, abitato da persone vere, con una storia che non è stata messa in scena per i visitatori ma che è semplicemente lì, incisa nella pietra dei portali e negli affreschi delle cripte.
Parabita è uno di questi posti. Otto mila abitanti, provincia di Lecce, 83 metri sul livello del mare sulle propaggini settentrionali delle serre salentine. A dodici minuti in auto da Gallipoli. A quaranta da Lecce.

La Grotta delle Veneri, sito paleolitico nel territorio comunale, ha restituito agli archeologi due statuette in osso di bue raffiguranti figure femminili — le cosiddette Veneri paleolitiche — che hanno contribuito a confermare la presenza dell'uomo di Cro-Magnon nel bacino del Mediterraneo. I reperti originali sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Taranto; il Museo della Preistoria di Parabita ne ricostruisce il contesto con materiale documentale accessibile al pubblico.
Il borgo medievale fu fondato in epoca normanna — probabilmente intorno al XII secolo — con una cinta muraria su cui si aprivano quattro porte: la Porta di Lecce a nord, la Porta di Gallipoli a ovest, la Porta Falsa a est, e una quarta a sud di cui si è perso anche il nome.
Nel corso dei secoli successivi Parabita passò sotto il controllo di una serie di grandi famiglie feudali — i Sanseverino, gli Orsini Del Balzo, i Ferrari. La famiglia Castriota commissionò la ristrutturazione del castello all'architetto copertinese Evangelista Menga, lo stesso che operò nei manieri di Copertino e di Lecce.
Domina la piazza principale. Origini medievali, aspetto attuale del 1911. Di proprietà privata, non visitabile internamente.
Primo nucleo del XIII sec. Il portale nord in pietra leccese fu commissionato al leccese Gabriele Riccardi dalla famiglia Castriota.
Cripta di Santa Marina e cripta rupestre del Cirlicì (XII sec.). Pareti affrescate tra i materiali storici più preziosi del borgo.
Edificio neogotico in pietra leccese del Novecento. Facciata con rosone e portale riccamente decorato.
Palazzo Castriota, Palazzo Lopez Y Royo, Palazzo Ferrari, Palazzo Vinci: logge, portali scolpiti, ferro battuto barocco.
Palmento del 1891 nel centro storico. Racconta la tradizione vitivinicola salentina.
Chi affitta a Gallipoli in agosto sa cosa significa: prezzi triplicati, strade bloccate, spiagge sovraffollate. Parabita, a dodici minuti dalla stessa Gallipoli, ha un rapporto completamente diverso con l'estate. La mattina il paese è silenzioso, il pomeriggio ci si sposta verso la costa, la sera si torna in un centro storico che ha ancora la sua scala umana.
Il Salento più autentico non è sulla costa. È in quei borghi dell'entroterra dove i vicoli hanno ancora il senso delle proporzioni umane e dove la pietra non è un'attrazione turistica ma semplicemente il materiale con cui è fatto tutto.
La tradizione artigianale di Parabita include la lavorazione della pietra leccese e della pietra carparina, il restauro, il ferro battuto, il legno, il vetro e la tessitura. Per chi cerca qualcosa da portare a casa che abbia una storia, il centro di Parabita offre qualche opzione interessante.

La cucina di Parabita è quella della tradizione contadina salentina: ciceri e tria (pasta fritta con ceci), frise condite con pomodoro, origano e olio extravergine, pittule fritte, pasticciotto leccese. La qualità nelle trattorie del centro storico tende a essere più onesta e conveniente rispetto ai ristoranti della costa in alta stagione.

Palazzetto Vico San Marco è un palazzo del '700 nel centro storico, a pochi passi dalla Chiesa Madre e dai palazzi nobiliari. Due appartamenti indipendenti, aprile – ottobre.
Nelle sale di Palazzo Ferrari: 43 quadri e 10 sculture della scuola napoletana dell'Ottocento.