Arte & Cultura · Ottobre 2026
Votiva: a Parabita le edicole votive diventano arte contemporanea
Nei centri storici del Salento le edicole votive sono ovunque: piccole nicchie scavate nei muri delle case, dove per secoli si è messo un santo in cartapesta, una Madonna in terracotta, un lumino. Molte, col tempo, si sono svuotate. A Parabita qualcuno ha pensato che quei vuoti potessero tornare a parlare, con un linguaggio diverso.
È nato così Votiva, un percorso a cielo aperto in cui le nicchie devozionali del borgo ospitano opere di artisti contemporanei, molti dei quali di fama internazionale. Il progetto è stato raccontato di recente anche da Vanity Fair, che lo indica come uno dei motori della rinascita culturale del paese.

Da una nicchia vuota a un progetto
Tutto parte da un gesto quasi privato. L'artista e designer pugliese Giovanni Lamorgese apre il suo studio a Parabita e, sul muro esterno, trova un'edicola ormai consumata dal tempo. Decide di riempirla con una sua opera del 2015, L'Addolorata: una Madonna in maiolica bianca, spezzata in tre frammenti e ricomposta. Il dolore della Vergine diventa il dolore di tutti.
L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Stefano Prete, coglie l'idea e la allarga: far dialogare le edicole tradizionali con l'arte di oggi. Con il lavoro delle curatrici Flaminia Bonino e Laura Perrone, a Parabita arrivano nomi come Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Adrian Paci e Claire Fontaine. Votiva diventa il primo capitolo di Parabita per il contemporaneo, un programma culturale che continua ancora oggi.
Il sacro non viene cancellato né imitato: viene messo in conversazione. È forse questo il segreto di Votiva: un borgo che si apre al mondo senza smettere di essere se stesso.
Le opere da non perdere
Il percorso si snoda tra i vicoli del centro storico. Qualche tappa, nell'ordine in cui la si incontra più o meno entrando dal lato di via Coltura:
Michelangelo Pistoletto - Il canto della pace preventiva
Via Lopez y Royo. Una sfera rivestita di giornali davanti a uno specchio: il mondo e le sue cattive notizie, e noi chiamati a rifletterci dentro. Un QR code fa ascoltare una filastrocca letta dall'artista.
Francesco Arena - Dio Cubo
Una delle prime opere che si incontrano addentrandosi nei vicoli.
Felice Levini - Il piede del Santo
Una riflessione sulla fragilità, a pochi passi dalla precedente.
Liliana Moro - Polaris
Una barca e un faro che si accende a intermittenza: un'immagine di orientamento, in tempi in cui se ne sente il bisogno.
Mimmo Paladino - Senza titolo
Tessere di marmo azzurro e oro compongono una figura che regge una ciotola. Dono e mistero, dalla mano di uno dei protagonisti della Transavanguardia.
Adrian Paci - Compito #20
In via Vittorio Veneto.
Lungo la strada vale la pena alzare gli occhi su Palazzo Arditi, che a Parabita tutti chiamano Palazzo del Diavolo: secondo la leggenda il balcone continuava a crollare durante la costruzione, e per scacciare il demonio i costruttori fecero scolpire una maschera diabolica sotto la mensola d'angolo. È ancora lì.

Come visitarlo
A piedi il percorso richiede una quarantina di minuti, ma il modo migliore per viverlo è la visita guidata gratuita dell'associazione culturale Progetto Parabita: circa un'ora e mezza, con ritrovo in via Coltura, all'ingresso del centro storico. Le guide raccontano le opere, ma anche le edicole originali, i palazzi e le storie del paese.
Una pausa golosa tra un'opera e l'altra
Votiva è anche un pretesto per assaggiare il paese. Prima di partire, un rustico (sfoglia con besciamella e pomodoro) o un pasticciotto in uno dei bar all'ingresso del centro storico. Lungo il percorso, di fronte all'opera di Ludovica Carbotta, c'è un antico forno a legna che sforna pane da quattro generazioni: friselle d'orzo, pagnotte di grano duro, taralli e dolcetti ripieni di mostarda d'uva da portare a casa. E alla fine la piazzetta sotto il Castello Angioino, con i suoi tavolini, è il posto giusto per un aperitivo o una cena.
Leggi l'articolo su Vanity Fair
Dormire a due passi dal percorso
Palazzetto Vico San Marco è nel cuore del centro storico di Parabita: uscite di casa e siete già dentro Votiva. Per chi vuole scoprire il borgo con calma, e magari tornarci la sera quando i vicoli si svuotano, è la base ideale. Per saperne di più sul paese leggete anche Parabita: il borgo del Salento che non ti aspetti.
Il centro storico, fuori dalla porta
Due appartamenti in un palazzo del '700 a pochi passi dalle opere di Votiva, dalla piazza e dal Castello Angioino.